
Data di pubblicazione 30 -04 -2020
IL CALZOLAIO INVENTORE
di
Maria Grazia Marchetti, membro del consiglio direttivo di "Libero pensiero"
Mi raccomando indossa il casco e aggancialo bene! ...Chi non ha mai pronunciato questa esortazione nei confronti di giovani e giovanissimi in procinto di salire sul classico motorino o sulla moto o sulla bicicletta o su una pista sciistica! Ci siamo mai chiesti quando, chi abbia inventato questo straordinario strumento salvavita? E ancora, chi ha avuto una prima idea di Air- Bag Incredibilmente si tratta della stessa persona.
La risposta a questo quesito parte da molto lontano nel tempo.
Oltre cento anni fa moriva Luciano Di Lello, l’abruzzese emigrato a Parigi che inventò il casco protettivo e ancor prima l’antenato dell’Air-Bag. A raccontare questa storia sono i due nipoti Luciano ed Enzo Tinto e i pronipoti, figli di quest’ultimo, Claudio e Andrea i quali hanno fatto le prime ricerche tra i vari nuclei familiari proprio in seguito ad una chiacchierata nel corso della quale si parlava della invenzione del casco del loro congiunto Luciano Di Lello. In tale occasione avvenne un proficuo scambio di informazioni e un produttivo incrocio di racconti e confronti, frutto della classica trasmissione orale dei ricordi del passato all’interno dei gruppi familiari. I due pronipoti, Claudio e Andrea Tinto, con discrete esperienze come pubblicisti, colsero subito l’importanza di quel lontano avvenimento e di conseguenza misero in moto i sistemi di comunicazione e di indagine odierne e, con l’entusiasmo tipico dei giovani, cominciarono ad approfondire i contenuti dei racconti appresi attraverso le memorie dei membri della famiglia e degli affini. Già da tempo Luciano Tinto, nipote dell’inventore, di cui porta il nome, aveva avviato delle ricerche avvalendosi di testimonianze dirette e di oggetti e ricordi che già possedeva. Egli infatti era ed è appassionato di ricerche a carattere storico ed è abituato a reperire conoscenze e informazioni in quanto da decenni conduce la redazione del Notiziario “La Penna” organo dell’”Associazione Amici di Villa S. Maria e della Valle del Sangro”; tra l’altro è coautore dell’importante pubblicazione storica “Villesi Emigranti” insieme ad Antonio di Lello. Pertanto ha cercato a sua volta di approfondire quelle notizie incomplete di cui era in possesso.
Luciano Di Lello era nato il venti giugno 1876 in Villa S. Maria(Chieti) la nota Patria dei Cuochi più famosi del mondo e di S. Francesco Caracciolo, Santo Protettore degli chef. In quel periodo, mentre nel nord-Italia vi era un certo sviluppo industriale, nel centro-sud dopo l’Unità Nazionale, l’iniziale progresso industriale si era arenato a causa di scelte politiche, non certo favorevoli, che in breve condusse quelle aree ad una grave crisi economica e ad una notevole carenza di lavoro. Pertanto nella sua prima giovinezza, era in atto un esodo di italiani e, di abruzzesi in particolare, che emigravano nei Paesi Europei con maggiori opportunità di attività lavorative. Nel suo paese di origine egli aveva imparato egregiamente l’arte del ciabattino, ma aspirava a migliorare la sua condizione di vita per cui, sollecitato da alcuni conterranei residenti in Francia, emigrò con la moglie Anna a Parigi. Gli stessi lo aiutarono in tutti i modi ad inserirsi in quella città. Luciano Di Lello, infatti, ebbe la possibilità di affittare una bottega in cui poter impiegare le sue competenze come “bottier” (calzolaio) realizzando anche calzature su misura…. ed eccolo in Rue des Acacias in prossimità del Teatro dell’Opera e dell’Arco di Trionfo di Parigi. In breve tempo aveva acquisito una certa notorietà per la perfetta fattura delle scarpette per la danza classica richieste per il corpo di ballo che si esibiva all’Opera; era apprezzato a tal punto che già nel 1900 aveva ottenuto dal famoso Teatro la commessa esclusiva della fornitura delle suddette, speciali calzature. Pertanto il nostro ciabattino ebbe bisogno di diversi aiutanti tra cui alcuni conterranei; ciò anche perché Lucien, così ormai lo chiamavano i parigini, produceva anche “Chaussures de lux et de tous les sports et specialité pour Dames”, come recitava l’insegna del suo negozio (vedi foto n.1).
In quegli anni, ormai prosperi per Luciano Di Lello, tra il 1902 e il 1906, nacquero i suoi tre figli Marcello, Luciana e Leontina.
In realtà Lucien non si fermava alla routine del lavoro di calzoleria, ma coltivava la passione per la tecnica e per l’innovazione… A questo proposito risulta molto interessante il contenuto di una intervista, pubblicata su “La Penna” nel 2012 in cui i pronipoti dell’inventore Claudio e Andrea, grazie ai risultati di approfondite ricerche svolte a Parigi, riferiscono che nel corso dei primi anni di permanenza in quella città, il loro Bisnonno, tra i numerosi emigrati italiani, aveva conosciuto e frequentato Alessandro Anzani celebre motociclista, inventore del motore per aerei a tre cilindri. Non solo, ma di lì a poco aveva stabilito buoni rapporti e una certa frequentazione, in occasione delle competizioni con molti altri motociclisti famosi di cui si parlerà in seguito. Questa consuetudine, insieme alle sue ben note capacità creative e intuitive, rappresentò un forte stimolo che lo indusse a studiare un modo per proteggere la vita dei corridori. In questo primo atto di consapevolezza del pericolo che incombeva nell’utilizzo dei nuovi mezzi di locomozione, Lucien inventò e realizzò nel suo laboratorio parigino il prototipo di quel dispositivo che solo da alcuni anni è parte integrante delle automobili odierne: l’Air Bag. Si trattava di un “giubbotto” in cuoio gonfiabile e regolabile per renderlo aderente al corpo dei piloti: un salvavita !(vedi foto n.2) Secondo una analisi elaborata da Luigi Rivola nel suo articolo “Lucien Di Lello genio salvavita” pubblicato sulla rivista settimanale “Moto Sprint”(vedi foto n. 3) del 10\16 marzo 2020 “Polvere di Stelle”, il giubbotto gonfiabile era frutto di un progetto serio, scientifico e di uno studio estetico, aerodinamico ed ergonomico; pertanto non è azzardato definirlo un rivoluzionario capo antesignano del moderno Air-Bag.
Nel 1904 Luciano Di Lello partecipò alla Esposizione Campionaria Internazionale di Firenze presentando il prototipo descritto di Air-Bag grazie al quale egli ottenne una Medaglia d’Oro e una Croce di Merito Commemorativa quale riconoscimento pubblico dell’importanza della sua invenzione. E’ simbolico che il suddetto prototipo fosse indossato, nella presentazione ufficiale, dal campione di motociclismo Anzani come emerge dalla riproduzione fotografica del calco mostrato nel corso dell’evento (vedi foto n.4).
In quello stesso periodo—come racconta Claudio Tinto in una intervista--Lucien indotto dal suo insopprimibile interesse per la tecnica, dalla sua creatività, ma anche dall’incoraggiamento dell’amico Anzani, forte della sua esperienza nei velodromi, portò avanti le sue intuizioni e un suo progetto sulla realizzazione di un prototipo del casco.
In questo secondo atto di consolidata consapevolezza dei rischi legati all’uso dei nuovi, pericolosi mezzi di locomozione, Di Lello mette a punto il “Casco Protettivo Lucien”, regolarmente brevettato, che gli valse il Gran Premio Medaglia d’Oro e diverse Menzioni e Riconoscimenti da parte dello Stato Francese (vedi foto n. 5). A questo proposito è opportuno sottolineare che la chiave di volta di buona parte della operazione fu il ritrovamento, presso gli archivi storici di Parigi, del brevetto (vedi foto n.6 e n.6 bis) e della grafica originale del progetto frutto della determinazione e del lavoro portato avanti da Claudio e da Andrea Tinto con la collaborazione di alcuni loro contatti (vedi foto n.7). La citata medaglia ha in sé il crisma della ufficialità di invenzione cristallizzata da un brevetto. Claudio e Andrea riferiscono ancora, in virtù delle ricerche da loro condotte a Parigi, che su una brochure esplicativa del casco si legge: “Breveté S.G.D.G.6” che, se per un verso appare certo che sia un acronimo che sta per “Sens Garantie du Guvernement”, ma per l’altro è altrettanto vero che la legge francese del 1844 disponeva che tutte le opere d’ingegno riportassero tale dicitura (la disposizione fu abrogata nel 1968). Purtroppo, molti dei documenti esistenti presso gli archivi storici sono andati distrutti dai bombardamenti su Parigi durante la seconda guerra mondiale
Luciano, Andrea e Claudio Tinto rispettivamente nipote e pronipoti del nostro inventore, d’intesa, hanno fornito una descrizione puntuale del casco fin dal prototipo. Come essi affermano si trattava di un “mephisto” tipico casco-copricapo dei piloti di areoplani. Il manufatto di Lucien, in realtà, era idoneo sopratutto per i motociclisti e per gli automobilisti con delle caratteristiche studiate per gli eventuali incidenti in quanto era costituito da due strati rigidi di cuoio e tra di essi venivano inserite alcune molle di acciaio per ammortizzare gli urti in caso di caduta; la calotta era dotata di fori per l’areazione; aveva una visiera e una protezione che copriva le tempie fino al bordo degli occhi. Dalla documentazione grafica acclusa in queste pagine emerge chiaramente il rigore dello studio per la realizzazione del progetto del casco su basi scientifiche. In particolare Luciano Tinto ha la certezza che suo Nonno aveva realizzato diversi modelli di casco e ne ha avuta la concreta conferma recentemente perché in un articolo su Luciano Di Lello compare una immagine che mostra un casco non corrispondente a quelli noti. A ben riflettere Lucien di caschi ne deve aver realizzati tanti, magari perfezionandoli e adattandoli alle diverse esperienze e alle relative esigenze legate all’uso. Il “Casco protettivo Lucien” fu indossato dal corridore Alessandro Anzani in una corsa ad Arras e ad Anversa in cui vinse il titolo di campione del mondo su pista, dal noto pilota Albert Clement in una competizione in America, successivamente da Camille Jenatxy primo pilota di automobili che superò i cento chilometri orari nel corso di una gara e dal motociclista Guignard che, lanciato ugualmente a cento km orari in una competizione al Parco dei Principi a Parigi, cadde rovinosamente salvandosi proprio grazie al casco.
Il successo e la notorietà di Lucien si infransero di fronte alla tragica morte del figlio Marcello di otto anni investito e ucciso da un tram a cavalli, comune mezzo di trasporto di quel tempo. Travolto dal doloroso avvenimento, dopo una manciata di mesi, si ammalò e i medici che non riuscirono ad individuare la causa, suggerirono il ritorno in Italia con la speranza che ciò potesse giovare alla sua salute. Luciano Di Lello nel 1912 con la moglie e le due figlie rientrò a Villa S. Maria, ma di lì a poco, nel giorno del suo trentaseiesimo compleanno, morì.
Colpisce la sua genialità e la sua insopprimibile aspirazione—così diffusa in quegli anni in Europa—verso l’innovazione e la sperimentazione.
Colpisce e commuove la generosa motivazione iniziale che animò le sue risorse creative per studiare i sistemi di protezione della vita perfezionando poi l’invenzione del casco con la realizzazione di modelli più robusti e funzionali in seguito alla tragica scomparsa del figlio Marcello…..dolorosa ironia della sorte.
Colpisce l’indifferenza delle Istituzioni Italiane a tutti i livelli contattate ufficialmente da Luciano Tinto, delle Case Motociclistiche e Automobilistiche, degli Enti Sportivi di tutte le categorie che non hanno mai preso in considerazione, anche se ripetutamente sollecitati, gli avvenimenti raccontati con dovizia di documenti ufficiali e che non hanno ritenuto doveroso presenziare ad una manifestazione con il raduno di motociclisti in Villa S. Maria per ricordare l’Inventore del casco, organizzata da Andrea Tinto, suo pronipote, scomparso purtroppo da pochi mesi.
Lo Stato Francese, a suo tempo, attribuì a Luciano Di Lello il Riconoscimento Ufficiale con Medaglia d’Oro e diverse Menzioni di Merito, ampiamente descritti per l’invenzione del Casco Protettivo Lucien. Nel 1904, come detto precedentemente, durante la Esposizione Campionaria Internazionale di Firenze, gli furono attribuiti per l’invenzione del Giubbotto Gonfiabile salvavita (Air-Bag) una Medaglia d’Oro e una Croce al Merito (vedi foto n.8). Solo nel 2005 il Municipio del Paese natio di Luciano Di Lello-unica Istituzione Pubblica-gli intitolò il Giardino Comunale per l’invenzione del Casco.
In occasione poi del Centenario della morte di Luciano Di Lello-il venti giugno 2012- Claudio e Andrea Tinto furono convocati ufficialmente dalla redazione del TG2 (vedi filmato) per una importante intervista sulla storia di Lucien e delle sue invenzioni (vedi video). Qualche anno dopo i suoi pronipoti furono invitati a partecipare alla Rassegna Internazionale Motoristica “Moto Day” (vedi foto n. 9) dalla famosa motociclista Miriam Orlandi che gira il mondo con la motocicletta “in solitaria”: per la cronaca, in quella occasione, i due fratelli Tinto raccontarono dal palco, per tutto il giorno, la storia delle invenzioni del loro Bisnonno ai numerosi visitatori particolarmente interessati che si avvicendavano durante la mostra. Nel 2015 Luciano Di Lello fu insignito del Premio “Il Torrione D’Argento”- riconoscimento postumo - attribuito dal “Centro Letterario e Artistico Michele Marchetti” e dall’”Associazione Amici di Villa S. Maria e della Valle del Sangro” con il Patrocinio del locale Municipio (vedi foto n.10). In tale occasione tutta la Comunità della sua Terra d’origine partecipò con viva commozione, con soddisfazione e spirito di appartenenza. Infine è doveroso mettere in risalto un articolo del Corriere della Sera del 27 settembre 2019 firmato niente meno che da Beppe Severgnini, perfettamente coerente con il tema trattato e con i dubbi e le perplessità esposte in queste righe (vedi articolo). E’ altrettanto consequenziale e opportuno riportare l’appello espresso con rammarico da Claudio Tinto: “Mi piacerebbe che lo Sato Italiano riconoscesse il Valore di questa invenzione del mio Bisnonno Luciano Di Lello-italiano- ed è un italiano che ha inventato quel casco che tutti indossano per andare in moto”
E si avvalora sempre di più la riflessione sulla portata storica delle invenzioni di Luciano Di Lello: in particolare quella del “Casco protettivo Lucien”, per le sue numerose implicazioni nel mondo moderno e contemporaneo, specialmente se si tiene conto della enorme quantità di persone sopravvissute agli incidenti sulle strade e nelle competizioni sportive dei più diversi generi nonché agli infortuni sul lavoro. Allo stesso tempo si avverte la forte esigenza di manifestare una amara solidarietà a Luciano, Claudio e Andrea Tinto che da anni attendono un riconoscimento ufficiale dallo Stato, ben motivata se si considera che una ipotetica ricerca statistica--strumento oggi tanto utilizzato—sulla funzione salvavita del casco ci potrebbe sorprendere tanto da indurre l’opinione pubblica a valutare l’Autore di tali vitali innovazioni alla stregua dei grandi medici, scienziati, studiosi, ricercatori che, giustamente, vengono considerati, in virtù, delle loro scoperte e invenzioni, Benefattori dell’Umanità.
Attraverso queste righe, pertanto, si desidera rendere omaggio alla memoria dell’Inventore Luciano Di Lello—Italiano Doc—e, contestualmente, si vuole esprimere il profondo e caloroso ringraziamento ai signori Luciano, Claudio e Andrea Tinto, infaticabili, rigorosi artefici di questa lunga e laboriosa ricostruzione storica—molto edificante per il nostro Paese—i quali hanno offerto ai lettori, di buon grado e con viva soddisfazione, il frutto del loro appassionato impegno.
Data di pubblicazione 31 - 01 - 2020
L’ITALIA DAL 1968 AGLI ANNI ‘90
Nel 1968 esplodono le reazioni dei giovani nei confronti della pericolosità dei test nucleari, e delle ingiustizie dei regimi totalitari, fra i quali quelli dell’est Europa (Primavera di Praga –1968), e delle guerre nel mondo, in particolare quella del Vietnam (1960/’75).
In essi nasce la consapevolezza di dover produrre nella società cambiamenti decisivi, che per la loro estensione (musica, cinema, abbigliamento, rapporti generazionali, linguaggio, diritti ) assumono la forma di una rivoluzione culturale, con forti e violente manifestazioni di protesta.
Negli USA la protesta giovanile contro la guerra si salda alla battaglia per i diritti civili, ci si ribella contro il materialismo e il consumismo, in Francia si ha il “Maggio Francese”, nei Paesi dell’Est gli studenti si battono per i diritti fondamentali.
In Italia la contestazione degli studenti viene attuata con l’occupazione di scuole, di Università e con manifestazioni di piazza violente. Si dimostra contro il principio dell’autorità, contro la scuola classista, contro la famiglia tradizionale (baronia dei professori, 18 politico, autoritarismo dei genitori). Si lotta per l’uguaglianza, il pacifismo, l’antirazzismo, contro la discriminazione in base al sesso (femminismo e liberazione omosessuale) e al censo; nasce un forte interesse per l’ambiente, un desiderio di rinnovamento politico e di libertà non solo sessuale ma anche nei confronti delle droghe, piaga che in questi decenni divampa insieme all’AIDS (28 milioni di morti in tutto il mondo). Nelle fabbriche si verificano scioperi. Gli operai contestano l’organizzazione del lavoro e lo sviluppo capitalistico del quale a loro non arrivano i benefici.
In Italia i due movimenti si saldano, sfilando insieme nelle manifestazioni.
I problemi storici italiani, quali la questione meridionale, lo strapotere della criminalità organizzata, la malsana economia industriale e finanziaria, la corruzione e lo sperpero del denaro pubblico restano irrisolti dall’insipienza della classe politica e delle classi dirigenti che arroccate nelle loro posizioni non danno risposte adeguate, in specie dal punto di vista morale.
Le contestazioni così divengono sempre più estremizzate e degenerano in violenze di piazza, in lotta armata e terrorismo, allo scopo di risolvere i problemi politici e sociali mediante scardinamento dello Stato.
Le leggi antiterrorismo, la ritrovata compattezza delle istituzioni e della società civile, la mancata adesione degli italiani ai tentativi di golpe o di guerra civile costituiscono una ferma risposta ai disegni eversivi che vedono stranamente uniti elementi di sinistra (brigate rosse) con elementi misti di destra e sinistra (prima linea).
Cessato il terrorismo, le mancate riforme favoriscono il degrado politico- morale che rende possibile l’escalation virulenta della criminalità organizzata,( fino all’uccisione nel 1993 di eroici magistrati che la combattevano), e degli scandali in tutti i settori dell’Amministrazione pubblica (il primo è quello del Pio Albergo Trivulzio), scandali che contagiano anche il Vaticano (IOR) e che determinano l’intervento della magistratura che spazza tutto con la cosiddetta FINE DELLA PRIMA REPUBBLICA.(1994)
Nonostante tutto ciò, in questi anni vi è una crescita dell’economia, un miglioramento del tenore di vita (non vi è famiglia, senza elettrodomestici e macchina)vi è l’abolizione del delitto d’onore, vengono istituiti il divorzio, l’aborto, l’accesso allo studio per tutti, condizioni di pensionamento molto favorevoli (forse troppo), la realizzazione di infrastrutture che favorisce la circolazione di un maggior numero di automobili, e soprattutto viene realizzata un’assistenza sanitaria degna di uno Stato moderno. L’Italia diventa la quinta potenza industriale del mondo.
L’aumentato impegno delle donne sul lavoro, fa diminuire l’assistenza agli anziani (affidati alle Case di riposo di nuova istituzione) e fa trascurare l’educazione dei figli, più soli e più liberi a dedicarsi ad esperienze pericolose (droghe ecc.). La libertà sessuale conquistata a pieno titolo comincia a far perdere importanza all’istituto del matrimonio. Iniziano le convivenze e lo sfaldamento della famiglia tradizionale. La donna che lavora non riceve alcun sostegno strutturale ed economico. Infatti non vengono approntati asili nido e scuole pubbliche capaci di coprire l’orario di lavoro dei genitori con attività ricreative o sportive, come avviene nei paesi nordici. La natalità comincia a diminuire.
Data di pubblicazione 31 -12 -2019
L'ITALIA DAL DOPOGUERRA AL 1967
Con la fine della guerra inizia la ricostruzione postbellica, sostenuta dal piano Marshall, dando luogo ad un processo di industrializzazione e di urbanizzazione che innesca un imponente fenomeno migratorio, esterno ed interno. Chi si adatta alla nuova situazione sviluppa una presa di distanza dalle abitudini di chi è rimasto nella terra natale, acquisendo un modo di vivere “urbano e moderno”. Ovunque si realizza una crescita demografica per effetto del cosiddetto baby boom (1959-1964), accompagnata dal boom economico e da una maggiore scolarizzazione dei giovani ed in particolare delle donne. Queste nel 1945 avevano ricevuto il diritto di voto ( il vero “debutto” del suffragio universale femminile si ebbe in occasione del Referendum del 2 giugno 1946 indetto dalla Consulta nazionale in cui venne chiesto agli italiani di scegliere tra la monarchia e la repubblica) e avevano cominciato ad avere maggiore accesso al lavoro, facendo intravedere i primi rivolgimenti culturali e sociali dell’istituzione della famiglia, che si svilupperanno molto più compiutamente nei periodi successivi.
Con l’avvento della televisione nel 1955, dagli iniziali chiari intenti pedagogici e culturali, si assiste ad una maggiore penetrazione della lingua italiana in regioni dove prevalentemente si parlavano i dialetti. Si verificano fenomeni di socializzazione per assistere a famosi giochi a quiz. Le fiction vengono tratte da importanti romanzi della letteratura italiana e straniera. Il senso del pudore viene molto curato. In edicola appaiono i fotoromanzi rosa dove per lo più i momenti drammatici erano dovuti al dramma della giovane donna che perdeva la verginità o che aspettava un figlio fuori dal matrimonio. Vige una duplice morale fra uomini e donne, dove ai primi viene socialmente consentito, se non auspicato, di assicurarsi un’educazione sessuale nelle case chiuse. Nel codice penale è previsto lo “ius corrigendi”, anche manesco, da parte del padre di famiglia sui figli e sulla moglie e il cosiddetto delitto d’onore. In Sicilia il matrimonio “riparatore” e la “fuitina”, forzosa, tutelano i colpevoli del sequestro della donna a sfondo sessuale.
Con la legge Merlin e la dismissione delle case chiuse, l’offerta sessuale si sposta sulle strade e virtualmente anche nell’editoria con il trionfo nel 1955 dell’allora scandalosa rivista Play boy. Sulle spiagge appaiono i primi bikini, dal nome del famoso atollo del Pacifico dove gli americani effettuarono ben 67 esperimenti nucleari fino al 1958, fra le proteste degli abitanti degli atolli vicini e degli ambientalisti, che cominciavano ad organizzarsi a tutela dell’ambiente.
E’ tuttavia un periodo storico che vede emergere grandi uomini che affascinano molti giovani ed intere popolazioni (Kennedy, Mao, Martin Luter King, Che Guevara, Giovanni XXIII ecc. ), che hanno segnato la storia.
In Italia ancora la famiglia patriarcale resiste con i nonni che vivono con i figli ed i nipoti, ai quali tramandano le proprie esperienze, dove permane il dialogo e la solidarietà con i vicini.
I film per lo più sono improntati inizialmente all’esaltazione della virtù e del coraggio con la vittoria finale del bene sul male, mentre nei film di realismo italiani insieme alle inevitabili brutture della vita viene sottolineato anche il sentimento dell’umanità.
Un po’ per volta, però i giovani, più acculturati dei genitori, con maggior tempo libero e più danaro a disposizione, sono desiderosi di maggiore libertà, soprattutto nei costumi e cominciano a diventare critici e irrispettosi nei confronti della società adulta, alla quale imputano una sorta di malessere generazionale, anche per la mancanza di comunicazione fra generazioni. I giovani scoprono il consumismo, divenendo formidabili consumatori, in ciò sollecitati dalle imprese protagoniste del neo-consumismo (chewingum, coca-cola, vestiti griffati, cosmetici, motociclette ed auto sportive), e contestatori con la formazione di bande giovanili (teddy-boys). Di questi, fermenti giovanili si rendono interpreti il cinema, la tv e la musica. Viene scoperta la vaccinazione antipolio che in pochi decenni debella in tutto il mondo il male.
Data di pubblicazione 30 -11 -2019
LA STORIA DI BABBO NATALE
Tanti anni fa, precisamente 2019 anni, il 25 Dicembre in una grotta a Betlemme nacque un bimbo di nome Gesù, che aveva ricevuto da Dio l’incarico d’informare tutti gli uomini che bisognava essere buoni in vita per meritare dopo la morte il Paradiso (un luogo bellissimo e meraviglioso dove si vive felici) e per avvertire i cattivi che invece sarebbero andati all’Inferno, un posto bruttissimo dove si vive infelici.
Nel giorno della nascita del bambino, tutti lo andarono a trovare, portandogli doni.
Gesù, diventato grande, informò la gente di quelle cose che Dio gli aveva detto di dire, e poi a 33 anni se ne salì in cielo, ma volle che ogni anno, il 25 Dicembre, giorno della sua nascita, ai bambini buoni venissero portati doni.
Ma c’era un problema: “A chi dare l’incarico di consegnarli? “
Prima dette l’incarico, a 300 anni dalla sua nascita, a S. Nicola, un frate con la barba bianca che fece per tutta la sua vita questo lavoro.
Poi, quando anche S. Nicola andò in Paradiso, Gesù, dette l’incarico a Babbo Natale, il quale, in Lapponia vicino al Polo Nord, aveva anche una fabbrica di giocattoli, per cui faceva presto a prepararli e a consegnarli. Ma aveva un difetto: si vergognava da morire di farsi vedere! Era timido! Nessuno lo vide mai e in tutte le parti del mondo ognuno se lo immaginava e lo chiamava in modo diverso. Per es. in Russia lo chiamavano “il grande padre del gelo” vestito di blu, in Inghilterra era disegnato con ramoscelli di agrifoglio, edera e vischio, in Olanda, in ricordo di S. Nicola lo chiamarono Sinter Klass. Poi quando alcuni gruppi di Olandesi andarono in America e vi portarono la loro tradizione natalizia, questa piacque moltissimo anche ai coloni inglesi che vi abitavano.
Quei pasticcioni però storpiarono il nome in Santa Klaus. Così i Babbi Natale di tutte le parti del mondo vennero immaginati di colore diverso (blu, nero, rosso). Tutti però avevano la barba bianca e portavano i doni. Ma un giorno, circa cento anni fa, un gruppo di bambini riuscì a vederlo, perché era tornato indietro a cercare il suo berretto, che aveva perso quando aveva consegnato i regali. Quando lo raccolse, scappò via con un sorriso, ma i bambini raccontarono a tutti che era un vecchio paffuto, con la barba bianca e vestito di rosso. Ed è così che dal 1931 abbiamo il primo disegno di Babbo Natale.
Data di pubblicazione 31 -10 -2019
La scelta della bandiera è il risultato di un lungo ed elaborato percorso iniziato nel 1949 con la stessa istituzione del Consiglio di Europa privo ancora di effettivi poteri politici, ma che, già nel 1950, attivò un comitato per valutare e selezionare l'esito di un concorso, aperto a tutti gli artisti, sull'idea di una bandiera europea.
Furono buttate giù dal Consiglio diverse idee tutte già con le stelle protagoniste (inizialmente pensate 15 dal rappresentante spagnolo, poi ridotte a 14 e poi a 13 su volere dei rappresentanti di Francia e Germania; ridotte ulteriormente a 12 su consiglio del rappresentante italiano, perché il 13 porta sfortuna.
Nel 1953 fu indetto un concorso pubblico ove furono volontariamente scartati a priori tutti i bozzetti con simboli cristiani come la croce.
Il 25 ottobre 1955 l'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa, presieduta da un belga, di religione ebraica, P.M. G. Levy, scelse, tra i 101 bozzetti pervenuti, quello attribuito al cattolico Alsaziano Arsene Heitz (Strasburgo1908-1989), che rappresentava 12 stelle bianche in campo azzurro modificate successivamente in dorate.
L'8 Dicembre 1955 a Parigi, la bandiera venne ufficialmente adottata dal Comitato dei ministri degli Stati membri con il seguente testo: “Sullo sfondo blu del cielo del Mondo occidentale, le stelle rappresentano i popoli dell'Europa in un cerchio, simbolo di unità, proprio come i 12 segni dello zodiaco rappresentano l'intero universo; le stelle rappresentano simbolicamente tutti i popoli d'Europa, compresi quelli che non possono ancora partecipare alla costruzione dell'Europa nell'unità e nella pace”.
Il 13 dicembre 1955 a Parigi, nel castello di la Muette, fu esposta per la prima volta la bandiera, di forma rettangolare, il cui vessillo di colore blu, portava in campo, disposte in circolo ad intervalli regolari, come i 12 numeri dell'orologio, le 12 stelle dorate a 5 punte disposte verticalmente con la punta rivolta verso l'alto.
Nel 1985 a Milano, la bandiera europea divenne emblema ufficiale della CEE e infine dal 1992 (Trattato di Maastricht) rappresentò anche l'Unione Europea, il cui sito ufficiale interpretava le 12 stelle in circolo come il simbolo degli ideali di unità, solidarietà e armonia tra i popoli d'Europa.
Il Consiglio Europeo, il 29 ottobre 2004, firmò a Roma il progetto del “Trattato per la Costituzione Europea” che sarebbe dovuto entrare in vigore dopo la ratifica parlamentare o elettorale di tutti gli Stati membri. Tuttavia a seguito del fallimento del referendum svoltosi in Francia e nei Paesi Bassi, il progetto venne abbandonato, ma molte delle sue disposizioni sostanziali furono inserite nel Trattato di Lisbona (13 dicembre 2007) in vigore nel 2009 che unificò i Trattati di Maastricht e di Nizza
La Costituzione Europea, mai entrata in vigore non aveva mai menzionato la radice Giudaica- Cristiana dell'Europa, ma faceva riferimento solo ad eredità religiose, ed aveva chiari simboli di devozione Mariana, nella Bandiera dell'Unione.
Arsene Heitz, per convincere il Consiglio ad approvare il suo bozzetto aveva assimilato il 12 alla sapienza antica come “un simbolo di pienezza”, mentre aveva affermato che il campo blu richiamava il cielo scuro dell'occidente (in antitesi al cielo più luminoso dell’oriente). Solo dopo l'adozione ufficiale, ne aveva rivelato l'ispirazione biblica e devozionale alla Madonna. Si era ispirato al dodicesimo capitolo dell'apocalisse “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di 12 stelle”. Riferimento questo, di cui non vi è alcuna traccia nei documenti ufficiali, ma che era chiaramente Mariano per le 12 stelle e per lo sfondo azzurro.
Nel progetto Costituzionale erano presenti 5 simboli identificativi dell'unità politica Europea: la bandiera di cui sopra e il motto latino, la moneta unica, l’Euro, il mito di Europa e l’inno.
GLI ALTRI QUATTRO SIMBOLI IDENTIFICATIVI
DELL’UNITA’ POLITICA EUROPEA



L'Inno
L’inno della UE è il movimento finale della Nona Sinfonia di Ludwig Van Beethoven, anche chiamato “Inno alla Gioia”. L'inno fu adottato dal Consiglio Europeo nel 1972, in quanto “senza parole, con il linguaggio universale della musica, questo inno esprime gli ideali di libertà, pace e solidarietà perseguiti dall'Europa”. Nel 1985 venne adottato dai Capi di Stato e di Governo dell'UE, come inno ufficiale dell'UE.
https://www.bing.com/videos/search?q=inno+d%27europa+youtube&&view=detail&mid=6C40A652F6...
Si riscontrano curiose coincidenze negli elementi che compongono la bandiera europea.
I colori: il colore azzurro del vessillo e il bianco delle stelle del bozzetto originale richiamano la bandiera del neonato stato di Israele che a sua volta si ispirava al Tallit, scialle di preghiera ebraico.
Il numero 12, presente nell'ebraismo e nel cristianesimo, ricorda i 12 figli di Giacobbe, le 12 tribù di Israele, i 12 apostoli, le 12 stelle in cerchio della donna dell'Apocalisse(Ap12,1) di san Giovanni evangelista.
Arsene Heitz, cattolico con speciale venerazione per l'Immacolata, tanto da portare al collo la cosiddetta Medaglia Miracolosa, per il bozzetto si sarebbe ispirato per l’appunto al cap 12 dell'Apocalisse di San Giovanni evangelista. “nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle “. (Ap 12,1).



il Consiglio dei Ministri degli Stati Membri deliberò e adottò ufficialmente la Bandiera nel 1955